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Lui & Lei

Tra le calle


di Membro VIP di Annunci69.it Deliriox
11.09.2026    |    56    |    0 6.0
"Si sfilò da me e si inginocchiò senza esitare sulla pietra fredda del pavimento..."
Il cielo sfumava tra il rosa e l'arancio mentre il sole scompareva dietro la laguna, chiudendo una giornata intensa tra le mostre d'arte. Ora, Venezia si svuotava. I turisti si ritiravano e la città tornava a essere un labirinto di pietra, acqua e silenzio.

Prima di rientrare, c’era l'aperitivo con Simone. Simone era un suo ex compagno di quando Luisa si era trasferita a Venezia per imparare l'arte della lavorazione del vetro. Aveva una ventina d’anni più di lei, un'aria distinta da uomo benestante; tra loro c’era stato un flirt durato qualche mese e, negli anni, era capitato solo occasionalmente di vedersi quando lei tornava in città. Vederla interagire con lui non mi dava alcun fastidio, anzi: la sua carica seduttiva mi accendeva da morire. Vedere quanto sapesse essere affascinante e provocatoria, e percepire la chimica ancora viva tra loro, era una scarica di pura adrenalinica complicità. E Luisa lo sapeva benissimo.

Per tutta la durata dell'aperitivo, orchestrò un gioco di seduzione sottile e spietato. Il taglio corto dei suoi capelli scuri ne esaltava il collo e il viso espressivo, mentre gli occhiali leggeri e il piercing sul labbro le davano quell'aria tra l'intellettuale e l'irriverente che faceva perdere la testa. Parlava con Simone, ricordando qualche aneddoto con un sorriso malizioso che faceva dondolare i suoi orecchini a cerchio, lasciando chiaramente intendere l'attrazione che ancora c'era tra loro. Ma la sua attenzione era equamente divisa tra noi due in un corto circuito ad altissima tensione. A un certo punto, facendo finta di recuperare il tovagliolo o di enfatizzare una battuta, allungò la mano verso di lui e sfiorò con apparente disinvoltura il cavallo dei suoi pantaloni. Fu un gesto rapido, audace, quasi impercettibile per lui, ma calcolato al millimetro per me: mentre lo faceva, Luisa piantò i suoi occhi chiari nei miei da dietro le lenti, regalandomi uno sguardo pieno di complicità e sfida.

Allo stesso tempo, da sotto il tavolo, la sua gamba risaliva lentamente lungo la mia, cercando il mio centro. Sentire quella sua doppia provocazione — l'intesa aperta con lui e il contatto intimo con me — mi fece salire il sangue al cervello. Vedere la tensione erotica salire a quel tavolo e la complicità che si creava tra tutti noi era una sensazione pazzesca. Simone ci invitò a proseguire la serata a casa sua, e per un attimo la tentazione è rimasta suspended nell'aria. Ma quella sera Luisa voleva solo me: declinò l'invito con un sorriso ambiguo, lasciando l'aria satura di desideri per lui, e pronti a esplodere per noi.

Ci avviammo a piedi verso il nostro alloggio. Nel buio delle piccole calle, ogni rumore spariva, tranne il suono dei nostri passi e l'eco delle nostre voci. Luisa era raggiante, le luci fioche dei lampioni che si riflettevano sulle lenti dei suoi occhiali e sulla pelle nuda delle spalle. Rideva, raccontandomi della sua esperienza con la lavorazione del vetro, ma ogni pochi metri si fermava per baciarmi con foga.

In uno di questi blocchi si strinse a me. Infilò una mano nei miei pantaloni, facendola scivolare sotto l'elastico delle mutande per afferrare la mia erezione bollente. Con lo sguardo furbo e un sorriso malizioso da dietro le lenti, cercò la mia approvazione sussurrandomi sulle labbra: «Ti è piaciuto l'aperitivo?». Prima che potessi risponderle, strinse la presa sul mio cazzo duro, muovendo le dita con lentezza esasperante, e aggiunse a bassa voce: «Guarda com'è duro... avrei proprio voglia di prendermelo tutto in bocca, cazzo...».

Poi si staccò all'improvviso con un sorrisetto provocatorio, facendosi indietro di qualche passo e camminando a passo rapido nel silenzio delle calle, lasciandomi lì con il sangue che pulsava nelle tempie.

Non potevo più aspettare. La rincorsi per pochi metri finché non infilammo una calla strettissima e quasi cieca, illuminata solo dal riflesso dell'acqua di un canale vicino. Luisa era davanti a me. La bloccai.

La presi per le spalle prima che potesse voltarsi, tirandola con decisione contro il mio petto. Iniziai a baciarle il collo scoperchiato dai capelli corti, scivolando con la bocca sulle clavicole, mentre le mie mani risalivano fino ai suoi seni piccoli e perfetti, con i capezzoli già turgidi sotto il tessuto. Le alzai la gonna da dietro, scivolando subito con le dita sotto il pizzo delle mutandine. Era completamente bagnata: quando iniziai a toccarla, le mie dita affondarono con estrema facilità nel suo sesso bollente. Luisa emise un piccolo sospiro e mi afferrò il polso con forza, stringendo con decisione per prendere il controllo del movimento e guidare le mie dita esattamente dove voleva lei, accelerando il ritmo del suo piacere. Le sussurrai all'orecchio: «Stasera ti scopo qui in mezzo alla strada, puttana...».

La spinsi con la schiena al muro di mattoni a vista. Mi aprii i pantaloni liberando il pene, duro ormai al limite; lei si tenne la gonna alzata con le mani e rimase con le gambe leggermente socchiuse, mostrandosi completamente a me con lo sguardo fisso e penetrante nei miei occhi. Spostai il pizzo del perizoma e la penetrai direttamente lì, in mezzo alla calla, premendole una mano sulla bocca per soffocare i suoi gemiti ed evitare che l'eco ci tradisse. Spingevo forte e profondo, facendola sussultare contro il muro; lei, stringendosi a me con il fiato corto, mi sussurrava parole oscene a fior di labbra: «Sì, scopati la tua puttana... scopami forte qui in strada...». Fu un atto rapido, crudo e incredibilmente intenso, mentre la guardavo stringere i denti e godere a ogni mia stoccata.

Sentendo il culmine avvicinarsi, le dissi che stavo per venire. Luisa non ci pensò due volte: mi fermò la mano e mi disse a bassa voce che voleva che le venissi in bocca. Si sfilò da me e si inginocchiò senza esitare sulla pietra fredda del pavimento. Mi appoggiai con le mani al muro sopra di lei mentre mi prendeva interamente dentro. Con una mano mi succhiava il cazzo con ritmo e foga, mentre con l'altra mi toccava e mi stringeva le palle con decisione, accelerando il mio orgasmo e senza mai staccare i suoi occhi chiari dai miei da dietro le lenti.

Quando finii di sborrare nella sua bocca, si alzò e mi baciò subito, un bacio lungo, caldo e profondo, condividendo il sapore del mio seme prima di rimettersi a posto gli occhiali e la gonna.

Riprendemmo a camminare nel silenzio della notte veneziana fino a casa dove, dopo una doccia calda, ci coricammo stanchi e appagati.
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